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Mostre

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NATURA MORTA

Mostra collettiva di ceramiche e fotografie
dalla collaborazione di Ceramicarte e Fotocine Casalasco

11 Febbraio - 12 Marzo 2017

Inaugurazione: 11 Febbraio 2017 - ore 17:00


La mostra è stata progettata e realizzata congiuntamente da due delle più attive associazioni culturali casalasche, l’associazione culturale CERAMICARTE, nata a Casalmaggiore nell’ottobre del 1997 per volontà del professor Francesco Vitale e di un gruppo di artisti che da molti anni coltiva la passione per la ceramica e il circolo fotografico FOTOCINE CASALASCO, fondato nel 1966 da un gruppo di cittadini appassionati di fotografia e cinematografia, aderente alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) ed insignito del titolo BFI (Benemerito della Fotografia Italiana) per i suoi cinquant’anni di presenza sul territorio.
I Soci hanno scelto di sviluppare per questa mostra - attraverso i diversi mezzi che sono propri di ciascuna associazione - il tema della natura morta.
Sono esposte opere di
CERAMICARTE
Magda Ballerini, Elena Contesini, Gianni Federici, Giuseppe Ferrari, Brunella Finardi, Elena Finardi, Elisabetta Ghidini, Bianca Invernici, Maria Elisabetta Passeri, Renata Raschi, Massimiliano Valenti, Mario Viotto, Francesco Vitale, Pinuccia Zaini.
FOTOCINE CASALASCO
Carlo Balestreri, Donatella Ballerini, Davide Cavalli, Vincenzo Cerati, Manuele Dellanave, Cristian Favagrossa, Laura Giacomelli, Elena Magni, Anna Manfredi, Paolo Mangoni, Rita Ori, Vincenzo Raeli, Daniele Raschi, Tiziano Schiroli, Giuseppe Storti.
“Parlare di natura morta può sembrare un controsenso, infatti la natura, proprio per la sua essenza, è viva, ma muore nel momento in cui la si toglie dal suo habitat: un fiore reciso, un frutto staccato dall’albero. La sfida dell’artista è quella di ritrarre un fiore, un frutto destinato a morire e renderlo eterno, ingannandoci, facendo apparire come veri e vivi oggetti inanimati ed esseri morti. La natura morta consiste, quindi, nella rappresentazione di oggetti inanimati, in particolare fiori e frutta recisa, selvaggina morta e materiali vari come libri, strumenti musicali, contenitori. La definizione natura morta, derivata dal francese ed in uso fino alla metà del XVIII sec., sostituisce i termini Stilleven (olandese), Stilleben (tedesca), Still-life (inglese) il cui significato è natura immobile, silenziosa. Si tratta di espressioni che hanno un intrinseco giudizio negativo in contrapposizione alla natura vivente il cui oggetto/soggetto per eccellenza è la figura umana.
Il destino della natura morta è simile a quello della pittura di paesaggio e della scena di genere, considerati una produzione minore rispetto alla pittura di storia che prende spunto dalla storia sacra, dalla mitologia, dalla letteratura per cui il protagonista è l’uomo non comune e le sue azioni valorose. Esempi di natura morta si ritrovano già nelle pitture murali delle tombe egizie, nei mosaici greci e romani, nelle pitture pompeiane, ma non come genere autonomo. L’attenzione per la rappresentazione dell’oggetto si ripresenta solo dopo secoli, a partire dal 1300. Durante il Medioevo la riproduzione di alcuni tipi di animali come il pesce o l’agnello o di piante quali l’ulivo è legata all’oggetto come simbolo di un messaggio e non fine a se stesso. Il teschio, spesso presente nei dipinti di questo periodo, rimanda al “memento mori”, i fiori appassiti ricordano che la bellezza è effimera.
Nel corso del Rinascimento è raro trovare quadri interamente dedicati alla natura morta, in quanto la pittura si concentra nella rappresentazione dell’uomo, tuttavia non è raro vedere oggetti in bella vista, sullo stesso piano della figura umana. Verso la fine del Cinquecento e nei primi anni del Seicento la natura morta ha un successo mai avuto prima, specie in Italia, grazie all’interesse per l’indagine scientifica per cui vengono studiate piante ed animali al microscopio e grazie alla specializzazione di alcuni artisti che realizzano disegni tratti dai testi degli scienziati per illustrare le loro ricerche. La natura morta, quindi, è un tema piuttosto presente nella storia dell’arte, anche in Italia, che, per la sua tradizione umanistica, prediligeva la figura. A partire da Caravaggio con il suo giovanile Cesto di frutta con la famosa mela bacata ed in particolare ancor meglio da una tavola del pittore veneziano Jacopo de’ Barberi del 1504 raffigurante una pernice morta ed un paio di guanti, la natura morta diviene sempre più presente nell’arte figurativa. Il primato di questo tipo di rappresentazione spetta, però, alla pittura fiamminga, specie a quella di Jaun Bruegel, Pieter Claesz, Willelm Kalf. Infatti la religione protestante, che vietava di ritrarre qualsiasi immagine sacra, e la borghesia mercantile, che vedeva nella rappresentazione delle merci la celebrazione del suo status quo, portarono al successo i cosiddetti generi minori, paesaggio, natura morta, ritratto. Lo stile degli artisti del Nord, realistico ed accurato, sembrava fatto apposta per ritrarre la natura. Il Seicento è il secolo in cui la natura si afferma come genere a se stante e i suoi temi assumono un significato esclusivamente moraleggiante, tematiche prevalenti il ciclo delle stagioni, la fragilità, la caducità. Verso la metà del secolo la natura morta inizia a risentire dello spirito barocco, allontanandosi dai contenuti simbolici e prevalgono sempre di più temi decorativi e sfarzosi. Più tardi anche lo stile neoclassico influenza la natura morta che diventa standardizzata a livello compositivo e qualitativamente non elevata. Durante l’Ottocento l’affermazione di processi di stampa seriali favorisce l’illustrazione naturalistica. La natura cessa di essere un genere a se stante, perché nell’epoca romantica prevale la libertà creativa. Nei primi decenni del Novecento, a partire dal Futurismo di Ardengo Soffici che utilizzerà angurie dipinte e fogli di carta per movimentare le sue tele come farà anche Picasso, il tema della natura morta sarà declinato secondo le poetiche dei principali movimenti d’avanguardia. Una menzione a parte merita il Surrealismo dove gli oggetti perdono il loro consueto significato per assumerne uno psicoanalitico con le inquietanti opere di Dalì e quelle solo apparentemente più rassicuranti di Magritte. In conclusione dopo il Cinquecento si dedicarono alla natura morta pittori di tutte le epoche: Vincenzo Campi, Baschenis, Caravaggio, Arcimboldo la cui interpretazione della natura morta è del tutto particolare con le sue teste rovesciabili, Velasquez, Goya, Coubert, Corot, Van Gogh e soprattutto, oltre al già citato Picasso, Matisse, De Chirico, De Pisis, Morandi.” (Francesco Vitale)

Un Po di Sol Levante

Immagini del Giappone sulla via italiana della seta

10 dicembre 2016 – 29 gennaio 2017

L’esposizione è incentrata sugli intensi scambi culturali e artistici fra Italia e Giappone a seguito del trattato commerciale stipulato nel 1866. Questi scambi presero avvio dalla massiccia importazione di cartoni del seme-bachi giapponese cui si deve la rinascita dell’industria serica in Italia. Attraverso questa nuova via della seta, più attendibili informazioni sulla civiltà del Sol Levante, assieme a libri, stampe dell’Ukiyo-e, disegni, fotografie, lacche, ceramiche e molti altri oggetti importati, determinarono una vera e propria moda giapponista che ebbe effetti in ogni campo e specialmente nella letteratura, nel teatro musicale e nelle arti grafiche.

Una scelta significativa di questi materiali, suddivisi principalmente in due sezioni – l’allevamento del baco da seta e le testimonianze della cultura e dell’arte giapponese giunte in Italia – fornirà uno spaccato variegato e curioso del fenomeno, con aspetti inediti e poco conosciuti relativi alla storia e alla realtà territoriale locali, talvolta legati a figure di spicco, come la scrittrice Neera o il farmacologo Prassitele Piccinini, finanziatore di importanti spedizioni in Tibet, Cina e Giappone.

Progetto e realizzazione: Valter Rosa
Organizzazione e video: Roberta Ronda
Collaborazioni: Vittorio Rizzi (per le sezioni sul giapponismo letterario e musicale), Giuseppe Romanetti (per la sezione sul teatro)
Consulenza e traduzioni: Pierluigi Bellini e Kenji Miyagawa

Apertura: da martedì a venerdì, 8-13; sabato e festivi 15.30-18.30; chiuso Natale e Capodanno
Ingresso: intero € 3,00; ridotto € 2,50; gratuito scolaresche

L’iniziativa è promossa dal Comune di Casalmaggiore nell’ambito della rassegna Stupor Mundi 2016 interamente dedicata al Giappone e patrocinata dal Consolato Generale del Giappone a Milano.

EVENTI COLLATERALI

Sabato 14 gennaio, alle ore 16,
Vittorio Rizzi terrà una conferenza dal titolo "Echi giapponesi nella musica europea".
Si tratta di un percorso per conoscere, mediante una serie di ascolti commentati, le vie attraverso le quali la cultura giapponese ha esercitato la sua multiforme influenza sulla musica europea, a partire dalle pionieristiche esperienze ottocentesche sino ai più maturi esiti del primo Novecento.
Al termine dell'incontro, visita guidata alla mostra Un Po di Sol Levante e, per chi lo desidera, trasferimento al Museo del Bijou per visitare la mostra DIALOGHI Italia - Giappone. Gioielli contemporanei.

Domenica 22 gennaio, alle ore 16,
presentazione del volume Stupor Mundi. Riflessi del Sol Levante sulla via italiana della seta, con interventi degli Autori. Oltre a Valter Rosa,curatore dell'opera, che terrà una relazione sul tema "Occidente-Estremo Oriente: andata e ritorno nell'arte", sarà presente ancora Vittorio Rizzi, che affronterà in quest'occasione il tema del giapponismo in ambito letterario, mentre Giuseppe Romanetti interverrà sul tema "Forme del teatro giapponese e loro influenza in occidente".
Al termine, visita guidata alla mostra Un Po di Sol Levante .

Entrambi gli incontri e le successive visite saranno ad ingresso libero.

HITOKOMA

Arte per tutti, dalla poesia al Manga

Opere di Marco Nereo Rotelli e Yukio Shinohara


22 ottobre – 27 novembre 2016

mostra a cura di Salvatore Marsiglione

In relazione alla tradizionale Fiera di San Carlo, si vivrà quest’anno a Casalmaggiore una fusion tra le opere di Yukio Shinohara, il più importante artista Manga vivente e Marco Nereo Rotelli, il Maestro della luce, colui che crea e sviluppa contenuti attraverso le performance sulle facciate degli edifici più importanti al mondo.
La mostra rientra nell’ambito della rassegna STUPOR MUNDI, un festival diffuso che coinvolge tutti i luoghi culturali di Casalmaggiore (biblioteca, musei, teatro) intorno ad tema comune rappresentato da un Paese del Mondo ogni anno differente. Quest'anno, per onorare il 150esimo anniversario dei rapporti diplomatici con l'Italia, il Paese scelto è il Giappone e la rassegna gode del patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Yukio Shinohara, nasce a Nara (JP) nel 1948, si laurea presso l’Università degli Studi di Kyoto, Facoltà di Belle Arti, ma già durante il periodo dei suoi studi collabora con testate giornalistiche,quotidiani e riviste giapponesi creando per loro illustrazioni umoristiche e fumetti. Attualmente è docente del corso Manga presso l’Università Seika di Kyoto. Presidente della FECO (Federation of Cartoonists Organizations) JAPAN e consigliere dell’Associazione dei Fumettisti Giapponesi, ha fondato la Hitokoma Art, che è un neologismo creato dalle parole Hitoko (per la gente) Manga (cartone animato/fumetto) e Art. Le sue opere, sono state esposte in molte mostre personali sia in Giappone che all’estero vincendo diversi concorsi internazionali. Nello stile Hitokoma, troviamo umorismo, cinismo, enigma e confronto con la realtà, ma il vero protagonista è il punto di incontro tra lo spettatore e l’opera, tra due punti di vista, entrambi rispettati nella loro integrità.

Marco Nereo Rotelli, è nato a Venezia nel 1955, dove si è laureato in architettura nel 1982. Conosce e ama Casalmaggiore, dove da diversi anni, si rigenera dalla vita frenetica che abitualmente lo porta a viaggiare per il mondo. Artista internazionale con mostre e performance istallative in tutto il mondo, da anni persegue una ricerca sulla luce e sulla dimensione poetica che Harald Szeemann ha definito come «un ampliamento del contesto artistico».

Hitokoma è un sistema di lavoro che può avere molte letture diverse. In questa mostra per esempio vediamo che all’idea di Hitokoma gli artisti in mostra arrivano per vie diametralmente opposte. Rotelli frequenta da sempre la cultura alta, i suoi lavori, le sue installazioni sono il prodotto di un incontro con grandi poeti, grandi musicisti ed intellettuali e si rivolgono alle grandi masse. Negli anni ha creato un’interrelazione tra l’arte e le diverse discipline del sapere. In questa mostra ha deciso di dare un senso unitario all’allestimento, con una serie di otto opere che ricordano tavole pitagoriche del pensiero. Ogni piccola formella racchiude e custodisce una parola quasi a volerne preservare il valore ed il significato ancestrale. Marco Nereo Rotelli in questo progetto ha fortemente voluto dare attenzione all'immagine che la parola gli suggeriva, applicando una grande forza espressiva senza però mai farne figurazione o soggetto. Tutta la poesia che traspare è amore, ogni pennellata é dipinto, materia astratta dalla superficie. Una grande opera storica dedicata all’oriente, sarà donata dall’artista al Comune di Casalmaggiore.

Il Prof. Yukio Shinohara elabora la cultura popolare del Manga, rendendola contemporanea e partecipativa, partendo dai saperi comuni. Dal punto di vista tecnico, normalmente le sue opere si avvicinano alla tradizione del Manga-fumetto, perché solitamente vengono disegnate a penna e poi colorati con colori ad acquarello, ma per questa mostra abbiamo scelto lavori dipinti direttamente con colori acrilici su carta, avvicinandosi maggiormente alla pittura.
In questa serie, già presentata alla galleria MAG di Como, troviamo umorismo, cinismo, enigma e confronto con la realtà, ma il vero protagonista è il punto di incontro tra lo spettatore e l’opera, tra due punti di vista, entrambi rispettati nella loro integrità. Ad arricchire la mostra, la presenza del suo allievo preferito, Taro Sakakibara, con due impressioni urbane del Giappone.
Entrambi gli artisti lavorano però in un’area che sfida i confini dell’arte e del mondo dei conoscitori d’arte per un opera aperta e percepibile alle masse. Si tratta di un’arte che vuol condurre il popolo a una percezione artistica o a veder con occhi nuovi e mente fresca cose e mondi da sempre vissuti come scontati. Potremmo quasi definirlo un ready made al contrario.

Inaugurazione: sabato 22 ottobre, ore 17:00

Intervento inaugurale a cura di A.S.D. Dimensione Danza, direzione artistica Nilla Barbieri
Marsiglione Arts Gallery
www.magcomo.it +39 3287521463
info@marsiglioneartsgallery.com

Paolo G. Conti

Materia, Volontà, Movimento

3 settembre – 2 ottobre 2016

Paolo Guglielmo Conti è nato a Budrio di Bologna il 9 febbraio 1952. Diplomato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, per anni ha insegnato Discipline plastiche ed Educazione visiva nei licei artistici di Lovere, Verona e Parma. Scultore, disegnatore, mail-artista, performer, curatore di eventi artistici e culturali, dottore in Patafisica con il titolo di Proconsole onorario, ha partecipato a molte esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere sono esposte in prestigiosi musei pubblici e in collezioni private. Di lui hanno scritto, fra gli altri, Vincenzo Accame, Enrico Baj, Renato Barilli, Gianni Cavazzini, Giorgio Celli, Renzo Margonari, Luigi Meneghini, Nicola Micieli, Claudio Parmiggiani, Carlo Arturo Quintavalle, Valter Rosa, Frediano Sessi, Afro Somenzari e Miklos Varga.

Attualmente vive e opera a Viadana (MN), dove è anche Coordinatore della Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea all’interno del MUVI e Presidente della Pro Loco.

Sculture recenti, opere su carta, nuove installazioni, oltre alla performance dell’artista medesimo, sono ora visibili nella mostra allestita presso il Museo Diotti (Spazio Rossari e giardino), con sezioni presso il cortile del Museo del Bijou e altri luoghi storici di Casalmaggiore. La mostra si configura come evento collaterale alla rassegna Casalmaggiore Contemporanea realizzata dall’Associazione Amici di Casalmaggiore che punta a creare per tutto il mese di settembre un vivace circuito artistico in grado di animare la città.

Scrive in quest’occasione Valter Rosa: “…mi è capitato più volte di incrociare il suo lavoro artistico, e di nuovo la mobilità e l’equilibrio calcolato di forme massive o filiformi, la sospensione, la cadenza ritmica, talora armonica e musicale, fra inserti polimaterici, recuperi di oggetti e materiali industriali, se denotavano l’assimilazione della miglior scultura del XX secolo, portavano la mia attenzione in altra direzione, difficile da afferrare nella sua specificità, perché fuori da una coerente – in senso stilistico – organizzazione di forme. Mi colpiva comunque la vettorialità, tanto insistita poi nelle opere più recenti, nelle quali, con senso ludico e sottile ironia, la linea si fa forma plastica in divenire, disegno spaziale le cui fughe all’infinito sono bloccate da piccole od ampie volute, da gorghi, da perle di luce e di vetri colorati. Materia e stile della volontà, piuttosto che delle forme, condita da un riso baudelairianamente inteso come sentimento della caduta…”

Inaugurazione
sabato 3 settembre, ore 18.30

Colpire nel segno

Un secolo di grafica pubblicitaria nella Bassa



Dal 16 aprile al 19 giugno 2016
Inaugurazione sabato 16 aprile



Questa nuova mostra del Museo Diotti intende offrire una panoramica – sintetica, ma efficace – di un genere, quale la grafica pubblicitaria, che ha avuto nel corso dell’ultimo secolo una crescita esponenziale, legata alle trasformazioni della società, dell’economia, della comunicazione e dei suoi strumenti.
In questo ambito il territorio della Bassa è stato ed è caratterizzato dalla presenza di personalità di sicuro interesse. Una prima sezione della mostra è dedicata agli autori “storici” attivi nella prima metà del Novecento: sono qui presenti opere dei “nostri” Aldo Mario Aroldi, Tino Aroldi e Goliardo Padova (che a metà degli anni ’50 istituì anche a Casalmaggiore un corso di grafica pubblicitaria presso la Scuola di disegno “Bottoli”) oltre che del più rinomato Marcello Nizzoli di Boretto (che rappresentò per tutti un modello e un riferimento imprescindibile), di Vando Tapparini di Dosolo e di Gino Pelizzola di Viadana.
A questa prima generazione di artisti che si applicarono alla pubblicità, ma che restarono pittori o incisori di formazione e di vocazione, sono seguiti in epoca più recente professionisti di formazione sempre più specifica e settoriale, il cui modo di lavorare è nel frattempo mutato profondamente: al pennino, al pennello e all’aerografo i nuovi graphic designer hanno sostituito infatti la fotografia e le tecniche digitali.
Accanto ai singoli Autori, ampio spazio è riservato in mostra ad alcune delle principali Aziende del territorio e all’immagine con cui – nel tempo – esse hanno scelto di presentarsi sul mercato.
Intorno ad un oggetto simbolo quale il “grande pennello” che fu protagonista di un fortunato spot televisivo, sono qui raccolti materiali svariati: cataloghi, inserti per riviste, manifesti, packaging, gadget… Una sezione a sé è riservata alle industrie del comparto agroalimentare, mentre conclude la mostra una sezione collaterale dedicata ai materiali prodotti dal territorio per la promozione di eventi (fiere, mostre, sport e spettacoli).

Ideazione mostra e selezione materiali storici:
Valter Rosa
Selezione materiali contemporanei: Armando Chitolina, Antonella Pizzamiglio
Organizzazione: Armando Chitolina, Roberta Ronda
Apparati: Lucia Miodini

Evviva Picasso !

Dal 27 febbraio al 3 aprile 2016
Inaugurazione sabato 27 febbraio, ore 17


L’attività espositiva del Museo Diotti riprende all’interno dello Spazio Rossari completamente rimesso a nuovo e riprende nel segno di Picasso.
Il titolo della mostra - ideata e curata da Valter Rosa - è ripreso da un articolo scritto dal pittore casalasco Mario Beltrami nel 1949, dopo che lo stesso aveva visitato una mostra dell’artista spagnolo tenutasi alla Galleria del Milione a Milano. Non senza ironia, Beltrami intitolò il suo pezzo Evviva Picasso! Oggi lo capiscono tutti!: era un segnale dell’enorme successo, mondano oltre che artistico, che Picasso stava riscuotendo a tutti i livelli. Anche negli angoli più sperduti della provincia italiana il nome Picasso divenne dalla metà degli anni Cinquanta sinonimo di modernità, di energia rivoluzionaria, di coscienza morale (enorme fu soprattutto l’impatto di Guernica), di spregiudicatezza e di anticonformismo, di vitalità e libertà nella vita e nell’arte.

Nel 1953 Lionello Venturi scriveva: «Da più di quarant’anni Picasso è la guida del gusto moderno, che molti artisti seguono e al quale molti altri si oppongono. Ma nessuno può fare a meno di lui. Egli ha mutato il suo stile varie volte, e sempre col medesimo risultato di entusiasmare o d’irritare a seconda dei temperamenti individuali e degli ambienti locali. Quaranta anni sono molti. Gli artisti del mondo intero non si sbagliano per un periodo di tempo così lungo. Anche gli avversari oggi riconoscono la grandezza di Picasso e si domandano inquieti che cosa farà domani».
Questo grande interesse si rifletté prontamente nella sensibile influenza di cubismo e picassismo nel lavoro di diverse generazioni di artisti per tutta la seconda metà del Novecento e oltre. «L’arte moderna – annotava allora nel suo zibaldone lo scultore cremonese Ercole Priori, fra i più sensibili alla ricerca picassiana, soprattutto postcubista – passa sotto l’arco di trionfo di Picasso».

E’ di questo fenomeno così vasto e sfaccettato che la mostra del Museo Diotti intende offrire un piccolo ma significativo spaccato, tenendo conto di tutte le anime del “picassismo”, nonché dei periodi diversi dell’artista, forieri di varie e talora opposte tendenze.
Saranno esposte opere legate alla prima formazione o, talvolta, alla piena maturità di pittori e scultori in qualche modo legati al Museo Diotti e al territorio: Adone Asinari, Vincenzo Balena, Luisa Bellini, Domenico Cantatore, Mino Ceretti, Armando Chitolina, Sereno Cordani, Chiara Federici, Martino Fiorattini, Vittorio Magnani, Fabrizio Merisi, Goliardo Padova, Giuliano Pescaroli, Ercole Priori e Bepi Romagnoni. Opere non tutte – beninteso – ascrivibili a una diretta influenza o suggestione picassiana, talvolta più orientate a matrici cézanniane o di un cubismo alla Braque e alla Juan Gris, o ancora a influenze primitiviste, espressioniste o dada-surrealiste, ma informate comunque a quei principi formali ed espressivi, a quella sperimentazione tecnica (il collage e il rilievo polimaterico) che scaturirono sorgivamente dalle invenzioni di Pablo Picasso.

Completa l’esposizione una scelta di materiali dell’archivio del Museo Diotti e utili a contestualizzare i diversi aspetti e momenti dell’influenza picassiana in Italia.

Mostra a cura di Valter Rosa

I meloni, la lince,le zanzare

Martino Fiorattini - visionario Padano

31 ottobre 2015 - 10 gennaio 2016

Pare incredibile che possano esistere dei talenti artistici straordinari senza che nessuno intorno se ne accorga, eppure questo può accadere in alcuni luoghi della Bassa, come nel caso di Martino Fiorattini (1928-1997), un contadino di Casteldidone, un coltivatore di meloni - la specialità del luogo - che dopo i cinquant’anni scopre di avere una passione incontenibile per la pittura, una passione tanto forte da distoglierlo spesso dalle sue normali occupazioni.
È inizialmente la scoperta di Ligabue, poi di Picasso, poi soprattutto di Van Gogh, del Pointillisme, di tutta l’area fauve e dei pittori del Die Brücke, conosciuti chissà attraverso quali vie, imitati, citati e stravolti secondo la sua personale sensibilità, a fare esplodere quel mondo di colori e di forme che sino a quel momento Martino Fiorattini aveva tenuto dentro di sé.
Paesaggi coltivati, cascine, edifici carichi di memoria, animali selvatici, fiori e frutti, e personalissimi ritratti sono i temi principali dei suoi dipinti, nei quali s’incuneano tasselli di piccole storie, figure emblematiche tutte da decifrare. Pittura di visioni cosmiche e lenticolari, di vedute da lungi e da presso, grandangolare e telescopica nello stesso tempo, con una maestria del tocco, con un gusto dei contrapposti cromatici da farne - quasi inspiegabilmente per un autodidatta - un vero maestro del colore.
Martino Fiorattini, la cui scoperta si deve a Bruno Arcari, è un’autentica rivelazione e questa sua prima mostra personale, presentata da una grande studiosa dell’arte irregolare, Bianca Tosatti, non può che essere l’avvio della sua fortuna postuma.

Mostra a cura di Bianca Tosatti, con la collaborazione di Bruno Arcari e di Valter Rosa

Promossa dal Comune di Casalmaggiore e dal Comune di Casteldidone con la collaborazione della Galleria Spazio U.
Sponsor tecnico Arcari Cornici.

Catalogo Edizioni Biblioteca A.E.Mortara a cura di Bianca Tosatti
Video a cura di Roberta Ronda

Memoria dell'acqua 

fotografie di Adele Ardigò

Dal 19 settembre al 11 ottobre 2015
Inaugurazione sabato 19 settembre 2015, ore 17
Prorogata fino al 25 ottobre!


Adele Ardigò, nata a Teramo nel 1991, vive e lavora a Milano. Nel 2013 si è diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove sta completando gli studi di II livello in Comunicazione e organizzazione per l’arte contemporanea. Ha esposto i suoi lavori in diverse mostre collettive, tra cui le due iniziative de L’universo invisibile, nel 2012. E’ stata tra i finalisti del X Premio Nazionale delle arti 2013, della II edizione del Premio Cramum 2014 e vincitrice del XVII Concorso di pittura Alida Epremian. Nel 2015 ha partecipato al Salon Brera-Bicocca.
La sua opera Pulsar è esposta dal 2013 al 2018 all’Istituto Nazionale di Astrofisica di Milano.

«Ho voluto indagare l’acqua come elemento senziente, cosciente, in grado di registrare e conservare segni, impronte, ricordi di ciò con cui viene a contatto, di altre parti di sé. Memoria altresì alimentata in uno scambio di messaggi invisibili, risonanze vibranti e sensazioni formali con la realtà circostante, trasmessi in un dialogo di proiezioni che virtualmente si animano nella riflettività della superficie. Al di sotto di essa, segretamente si rivela un trasparire di impressioni, composte in una stratificazione temporale, che va a tradursi nell’intrinseca profondità dell’acqua: la sua densità memoriale».
Sorprende in un’artista giovane, qui alla sua prima mostra personale, la consapevolezza della direzione teorica della propria ricerca, esplicitazione – quasi – di un piano di lavoro a lunga scadenza. Bisogna, però, capire una cosa: il progetto segue l’esperienza delle sensazioni, non viceversa. Quando osserva l’acqua, Adele scopre certamente un pensiero che è già dentro di lei e che si va precisando, ma altri ne trova facendo, altri ancora rimirando quanto ha prodotto, come un pescatore che trascorre le sue giornate a scrutare le minime increspature del suo angolo di fiume o di lago, per tirarne conseguenze sulla posizione della sua possibile preda. Non servono conferme dalla filosofia antica o dalla fisica moderna sull’età delle acque, sulla capacità dell’acqua di trasmettere informazioni, perché la «memoria dell’acqua» noi la possiamo toccare coi nostri occhi.
Questa serie di foto di Adele Ardigò è davvero intrigante! Da quell'acqua – la stessa, forse, osservata, indagata pazientemente nell’arco di due estati – ha tirato fuori tutto: luci, ombre e abissi, densità plumbee e trasparenze, morbidezze sensuali – ci sono maschere e volti che sembrano corpi variamente ritratti – e riflessi pungenti, fili d'erba e misteriosi corpi celesti elicoidali, sprofondamenti ed elevazioni, esaltazioni e turbamenti, con tanta inquietudine stabilmente installata nella bellezza che si può cogliere stando sulle rive di uno stagno. Non lo scoop dell’inatteso, ma una ricerca metodica fissata sulla soglia del visibile e dell’invisibile, soglia che è la vera sostanza materiale-immateriale del mondo. Mentre fotografa e sfrutta tutte le risorse della fotografia, ma senza artifici da photoshop, Adele, forte del talento, delle risorse tecniche e mentali di un pittore, non smette di dipingere la sua immagine della profondità, dove profondo non è ciò che s’inabissa tridimensionalmente e illusivamente oltre la superficie, ma è la superficie stessa trasparente e/o specchiante, densa, tranquilla e mutevole dell’acqua, estesa cornea di Narciso vedente e riflettente al contempo, come gli occhi di chi guarda.
Ma, dopo la poesia dell'acqua – che probabilmente avrà ancora molto da mostrarle e che le consentirà di rivelarlo a noi – mi piacerebbe pure che il suo obiettivo si posasse in futuro su cose più prosaiche, su fatti quotidiani più opachi e apparentemente impenetrabili. Chi è capace di scoprire mondi in una goccia d'acqua, forse potrebbe aiutarci ad osservare un po' meglio o diversamente tutto ciò che siamo diventati incapaci di vedere.

Mostra a cura di Valter Rosa

Giuseppe Chiari 

Quit Classic Music

dal 20 giugno al 26 luglio 2015

Sono le stesse parole di Giuseppe Chiari a definire l’opera di Giuseppe Chiari, descrivendo l’happening: “la musica, la scrittura, la pittura, le figurazioni gestuali, la propria voce, sono i veicoli della comunicazione creativa: un’arte vissuta più che guardata.” Parole che sostengono la certezza di come arte e musica siano forme espressive di necessità primaria del vivere umano, proprie della natura umana, come sensibilità alla conoscenza per esperienza diretta e gestuale, di azione sulle e delle cose.
Anna Vergine e Gabriele Fallini, curatori della mostra
Giuseppe Chiari (1926-2007) è stato un artista concettuale, protagonista della scena culturale italiana e internazionale nella seconda metà del Novecento. I suoi interessi ed ambiti d’azione furono molteplici e non riconducibili ad una singola disciplina: tutta la sua attività fu piuttosto una ricerca volta a superare i sistemi codificati e i linguaggi specifici.
Chiari ebbe una formazione universitaria scientifica (studiò matematica e ingegneria), ma si dedicò bene presto alla musica, sia come pianista che come compositore, attratto dalle esperienze di John Cage e fondatore nel 1960 - con Pietro Grossi - dell’associazione “Vita musicale contemporanea”. Le sue sperimentazioni lo portarono a esplorare e a rinnovare il linguaggio della musica, dell’arte visiva e della performance, inventando la “Musica d’Azione” e la “Musica Visiva”.

Lo stretto legame fra arte e musica che pervade la produzione del Maestro Chiari spiega il coinvolgimento dell’Associazione Amici del Casalmaggiore International Festival nell’organizzazione di questa mostra. Il Festival ospita infatti da alcuni anni una sezione dedicata alla musica contemporanea coordinata da Megumi Masaki, concertista e docente presso l’Università di Brandon (Manitoba, Canada). Il programma CIME (Contemporary International Musical Exchange) del Festival prevede una serie di concerti dedicati a nuove composizioni, anche multimediali, in prima nazionale ed europea, realizzati con la collaborazione degli stessi compositori presenti al Festival. Nel corso della mostra alcuni concerti saranno programmati proprio all’interno del Museo Diotti. L’ultimo di questi sarà un concerto con musiche di artisti legati a Fluxus che – come affermato da Vittorio Rizzi, autore di uno dei testi per il catalogo - si propone di “superare i confini tra le diverse forme d’arte, e tra l’arte e la vita, ampliando il linguaggio estetico sino a comprendere l’intera gamma delle sensazioni disponibili, e attribuendo al gesto dell’artista, effimero e irripetibile, il compito di risvegliare e mantenere desta l’attenzione percettiva dell’ascoltatore”.

L’adesione a Fluxus è fondamentale per comprendere e contestualizzare l’arte di Chiari: egli aderì nel 1962 e fu uno dei massimi esponenti italiani di questo movimento della Neo-Avanguardia internazionale per cui l’arte non era concepita come un fatto soggettivo, ma come un “network creativo”, un flusso energetico dialogante, creatore di continue relazioni e scambi, anche con i fruitori. La Musica d’Azione di Chiari era basata su un metodo d’esecuzione che affiancava agli strumenti tradizionali elementi sonori casuali quali l’acqua, sassi o foglie secche. Libertà espressiva, causalità ed improvvisazione erano una costante delle sue performances, in cui assumevano un ruolo determinante il gesto, il linguaggio, l’immagine. I risultati produssero un impatto alquanto trasgressivo, incurante delle contaminazioni fra materiali e tecniche. Chiari cominciò con le prime partiture in cui i segni delle note o dei gesti da compiere assumevano l’evidenza visiva di vere e proprie immagini autonome; proseguì con collages che assemblavano spartiti, fotografie ed elementi pittorico-gestuali, quali segni e scritte a caratteri nitidi (i caratteristici “statements” ad effetto, tracciati a pennarello o a china, fra cui “la sostanza della musica è la voglia di suonare” oppure “l’arte è facile”), fino a giungere allo strumento stesso che diviene esso stesso oggetto del collage o supporto di altre forme espressive – come accade per il pianoforte esposto in questa mostra – che cercano una contaminazione fra visualità e sonorità intrinseca dello strumento.
Riprendendo il modello delle Avanguardie, gli artisti Fluxus puntano a superare ogni forma di mediazione culturale, utilizzando mezzi e materiali economici e di facile diffusione che consentono loro di aggredire il sistema dell’arte, della comunicazione, delle istituzioni (uno dei canali attraverso cui Fluxus si espresse fu ad esempio la mail-art). Altrettanto significativa fu, nel 1964, l’adesione al Gruppo 70 che riuniva pittori, poeti e musicisti interessati a sperimentare l’interdisciplinarità tra le arti e a comprendere i fenomeni della comunicazione di massa. Ne nacquero una serie di esperimenti tra parola e immagine, tra scrittura e pittura (poesia concreta e poesia visiva) che trovarono nel collage la tecnica più congeniale e che traevano i loro elementi dalla pubblicità, dai quotidiani, dai rotocalchi.

INFO
La mostra, curata da Anna Vergine e Gabriele Fallini, è realizzata in collaborazione con:
• Archivio Giuseppe e Victoria Chiari, Firenze
• Galleria Armanda Gori Arte, Prato e Pietrasanta

• Associazione Amici del Casalmaggiore International Festival


Catalogo

La mostra è corredata da un catalogo di 64 pagine, pubblicato dalle Edizioni Biblioteca Mortara con testi di Anna Vergine e Gabriele Fallini (curatori) e di Vittorio Rizzi (musicologo).

 

La mostra sarà inaugurata sabato 20 giugno, alle ore 18,00.

Sarà successivamente aperta fino al 26 luglio nei seguenti orari:

da martedì a venerdì, ore 8,30-12,30

sabato e festivi, ore 15,30-18,30

Ingresso, comprensivo di mostra e Museo: intero € 3,00 (riduzioni e gratuità come da condizioni ordinarie di biglietteria)

 

 

Calendario degli eventi e delle aperture straordinarie (ad ingresso libero)

 

Sabato 20 giugno, ore 18 – Inaugurazione

 

Giovedì 2 luglio, ore 21 – Apertura straordinaria serale in concomitanza con la rassegna “I giovedì d’estate”.

Visita guidata a cura dei curatori.

 

Lunedì 6 luglio, ore 21.15 – Concerto inaugurale del Casalmaggiore International Festival

 

Sabato 18 luglio, ore 21.15 – Concerto del Casalmaggiore International Festival

 

Venerdì 24 luglio, ore 21.15 – CIME Fluxus Concert - Concerto del Casalmaggiore International Festival

Non Numeri. . . Persone
1915 - 1918 

Casalmaggiore e la Grande Guerra

Dal 24 maggio al 14 giugno 2015

Mostra didattica a cura dell’Associazione
Il Torrione sul Po

1915-2015, cent’anni!
Un arco di tempo lungo un soffio nei libri, ma distanza epocale nelle memorie di famiglia. Oltre quattro generazioni si sono succedute e via via si sono ingialliti i ricordi di famiglia di quell’immane tragedia che fu la Prima Guerra Mondiale. Ricordi col tempo relegati nei cassetti, poi nelle soffitte e oggi forse dimenticati… Dopo cento anni incombe il rischio che su quella generazione di casalaschi che tanto soffrì, a causa della guerra, scenda l’oblio.
L’Associazione Il Torrione sul Po - Gruppo Storico di Casalmaggiore, pur professandosi unanimemente contraria ad ogni guerra, crede fermamente nell’importanza della memoria, come mezzo per costruire una società senza odio.
Per questo, oltre un anno fa, ha coinvolto la cittadinanza allo scopo di raccogliere documenti e testimonianze e il prossimo 24 maggio, nel centenario dell’entrata in guerra, inaugurerà una mostra didattica rivolta alla città e in particolare ai giovani. Essa è stata realizzata col contributo di tanti casalaschi, residenti o trasferitisi, animati tutti dal desiderio di onorare il ricordo di coloro che sopportarono sacrifici fino al dono della propria vita.


Riflettere sull’atrocità della guerra per apprezzare
il valore della pace.


La mostra NON NUMERI…PERSONE si inserisce nell’ampio e partecipato progetto “Casalmaggiore e la Grande Guerra”, che - articolato in più date, luoghi e attività - si propone di rievocare quegli anni terribili che vanno dal 1915 al 1918.
E così accanto alla dedicazione alla pace del Sacello di Quattrocase, restaurato a cura dei volontari del Gruppo Emergenti, il Torrione ha dato vita ad una fanfara con coro, ha organizzato un incontro con Bruno Bignami, autore del libro La Chiesa in trincea e un dibattito con John Ceruti, direttore del Museo della Guerra Bianca di Temù.

Mille saluti da Casalmaggiore

Dalle cartoline storiche alla mail art

La nuova mostra del Museo Diotti, che sarà inaugurata sabato 28 marzo alle 17, si colloca nell’ambito della documentazione e della ricerca – proprie dalla missione del Museo – sul paesaggio, sulla città, sul territorio e sulle forme della loro rappresentazione.

Il Museo possiede, fra le raccolte normalmente non esposte al pubblico, un piccolo fondo di cartoline storiche che si prestava come punto di partenza per una mostra più articolata: questa è stata possibile grazie al prestito di due collezionisti casalaschi, amici e collaboratori del Museo già in altre occasioni, Lucia Mainoldi Capelli e Mario Buglia che da anni raccolgono cartoline di Casalmaggiore, alcune delle quali ormai molto rare.

La mostra non intende avere carattere di esaustività: i pezzi esposti avrebbero potuto essere molti di più, anche perché spesso le cartoline sono state realizzate in molte varianti, simili fra loro. E’ stata quindi effettuata una selezione, a cura di Valter Rosa, che consentirà comunque di osservare in mostra circa 300 pezzi raffiguranti gli scorci più caratteristici della città, dal fiume alla piazza, dalle chiese alle principali strade, a documentare le trasformazioni intervenute a Casalmaggiore dagli inizi del Novecento agli anni Sessanta.

A corredo della mostra viene proposto un montaggio-video di alcune immagini del passato a confronto con la città attuale: esso è stato realizzato da Fabrizio Paroli e Chiara Vietta, studenti del Liceo Classico di Casalmaggiore, nel corso della loro recente esperienza di alternanza scuola-lavoro svolta presso il Museo.

Quella delle cartoline storiche è tuttavia solo una sezione della mostra: ad essa è stata infatti affiancata una sezione di Mail Art, grazie ad un’idea di Tiziana Priori e con la collaborazione di Ruggero Maggi, uno dei massimi esponenti di questo genere artistico. I due artisti milanesi hanno lanciato ad una cerchia di colleghi un progetto denominato “Museo Diotti Card”, proponendo loro la realizzazione di una cartolina d’artista, prendendo spunto da alcune immagini di Casalmaggiore (la facciata del Museo Diotti, la Chiesa di Santa Chiara e il Duomo di Santo Stefano) che hanno costituito la base di partenza per un intervento artistico molto vario e creativo. Hanno aderito al progetto ben 207 artisti, provenienti da tutt’Italia, da molti paesi europei, ma anche dagli Stati Uniti, da vari stati del Sud-America, dal Canada e dal Giappone. Le cartoline pervenute in poco più di un mese sono state 380: un successo che è andato oltre ogni aspettativa. Lo spirito che anima queste coloratissime cartoline contemporanee d’artista è prevalentemente l’ironia: gli autori scatenano la loro fantasia manipolando in ogni modo le immagini di partenza, facendo interagire spesso testo e immagini e, soprattutto, ricorrendo alle tecniche più disparate: dal fotomontaggio all’elaborazione digitale, dal collage agli interventi più propriamente grafici e pittorici. Fra le più insolite: cartoline cucite, cartoline di legno o di stoffa che diventano dei veri e propri oggetti tridimensionali.

Immagini postume 

Guglielmo Pigozzi - fotografie

Dal 28 febbraio al 22 marzo 2015
Inaugurazione sabato 28 febbraio 2015

Guglielmo Pigozzi (Viadana, Mn, 1955), fotografo professionista dalla metà degli anni Ottanta. Ha operato nel campo della fotografia industriale e pubblicitaria. Sul piano della ricerca propriamente artistica, ha realizzato alcuni libri fotografici d’artista (Tratti e Ritratti, L’illuminazione pubblica, L’ottico). Ha tenuto personali e partecipato a collettive a Mantova,Viadana, Borgoforte, Gualtieri, Reggio Emilia, Casalmaggiore, Verona, Pistoia, Soncino, Brescia, Civitavecchia, Parma. Del suo lavoro si sono occupati in sede critica Liliana Cavani, Sergio Calatroni, Giorgio Cortenova, Edda Ferri Freddi, Ando Gilardi, Mauro Panzera, Valter Rosa e Afro Somenzari.
“L’immagine è morta per affogamento, o perlomeno ha cominciato ad affogare nella palude delle icone senza numero che coprono la carta e i video, il giorno in cui è nata la Fotografia. E di morire, ma meglio sarebbe scrivere di finalmente crepare, l’immagine se lo merita ...”: così scriveva molti anni fa Ando Gilardi, il più acuto storico della fotografia e impietoso fustigatore della sua “stupidità”, presentando una mostra di Guglielmo Pigozzi. Certo sarebbe troppo voler far coincidere un pensiero critico così estremo con l’operatività di un artista-fotografo che sin dall’inizio della sua carriera, alla metà degli anni Settanta, non ha mai creduto che un’immagine fotografica potesse impunemente essere accostata alla nostra percezione della realtà.

Vero è che a guidare la ricerca di Guglielmo Pigozzi (Viadana, 1955), più che un’istintiva diffidenza nei confronti del mezzo, è stata una meditata coscienza secondo cui la fotografia non corrisponde solo a un’impressione esterna oggettiva, non è solo l’opera di un agente potente, la luce, ma una risposta più complessa, interiore, soggettiva, una vera e propria “passione”, per dirla con Goethe. Dire “scrittura della luce” non serve a cogliere la sostanza della cosa. Così, a voler restare sul piano puramente tecnico, fu chiaro fin dall’inizio a Pigozzi che le modalità attraverso cui la luce scrive il mondo possono essere declinate in modi ben lontani dall’evidenza percettiva, e che, da premesse rassicuranti legate a un’apparenza comune e condivisa, si può approdare ad un’immagine straniata e straniante, nei giochi diottrici, catottrici ed parottici dell’ottica fisica, nelle colorazioni della chimica e soprattutto nelle risposte attive del nostro occhio, non passivo ricettore, ma produttore di colori e di immagini, senza dimenticare il ruolo essenziale svolto dalla memoria nel processo immaginativo. L’immagine fotografica allora non è registrazione meccanica e mimetica, è traccia, impronta, sedimento, ed al contempo rimbalzo, riemersione, distrazione, sovrapposizione.
All’inizio Pigozzi ricercò gli effetti della luce polarizzata su medium plastici apparentemente incolori, poi studiò la metallocromia che lo ha avvicinato a ricerche sull’applicazione alla fotografia del selenio, del palladio e del platino. Consapevole però dei rischi di un campo di ricerca confinato tra formalismo astratto e sperimentalismo tecnico, se ne allontanava presto scegliendo la strada della contaminazione dei linguaggi, esplorando nuove risorse espressive dal recupero di immagini devitalizzate dei rotocalchi (la serie delle “trieline”), quasi a esorcizzare in ogni modo la “stupidità” e la “volgarità” della fotografia. Da allora in poi Pigozzi ha continuato a fare e raccogliere foto, ma senza la bulimia tipica dei suoi colleghi professionisti, in modo discreto, fermando l’attenzione su dettagli di luoghi e situazioni, piccole minute storie quotidiane sospese nel tempo, lasciando sedimentare anche quelle immagini scaturite da effetti non voluti, errori palesi, difetti tecnici, cercando insomma di trattenerle più con gli occhi e la propria memoria che col mezzo fotografico, senza sapere che poi tutto ciò sarebbe riemerso in un modo straordinariamente compatto e coerente, complice ora la manipolazione digitale, non veicolo di effetti speciali, ma restituzione generativa di immagini postume. Ora ce le propone, giocando sul doppio registro del macro e del micro, attraverso una serie di stampe digitali su grandi tele, realizzate fra il 2006 e il 2009, a confronto con foto di piccole dimensioni. Tanto il supporto, quanto la manipolazione cromatica e segnica, esaltano le qualità ambiguamente pittoriche di questi grandi lavori che Pigozzi delimita in qualche caso riproducendo fotograficamente delle cornici dorate, una sottolineatura non priva di ironia. Intravediamo paesaggi industriali, angoli di periferie e fabbriche abbandonate, un campo di grano piegato dal vento, dettagli del selciato stradale e molte altre cose: non vedute, tuttavia, ma stati d’animo e racconti intimi, singolarmente parlanti e allo stesso tempo universali. Uno spazio residuale e narrante come luogo potenziale di accadimenti perturbanti, svuotato però di ogni contingente fatto di cronaca. Fotografie che si guardano quasi ad occhi chiusi, come in un sogno - dipinte coi colori dei sogni - per inoltrarci nel mistero della visibilità e nella relazione inestricabile fra visibile ed invisibile che è la sostanza di ogni immagine, il suo singolare fascino e il suo straordinario potere.
Valter Rosa

Giuseppe Pezzani

Dal 6 dicembre 2014 all'11 gennaio 2015


La prossima mostra del Museo Diotti offre l’occasione per valorizzare, nel primo anniversario della morte, l’opera del concittadino Giuseppe Pezzani (1954-2013). Saranno esposti una ventina di dipinti, oltre a disegni, fumetti e appunti di studio che evidenziano le tappe più significative della sua ricerca artistica. Corredano la mostra un video realizzato da Pierluigi Bonfatti Sabbioni e un catalogo curato da Valter Rosa, realizzato grazie al prezioso contributo di Industrie Emiliana Parati SpA, l’azienda di Vicomoscano presso cui Pezzani ha lavorato per molti anni come colorista.

L’inaugurazione della mostra, alla presenza del sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni, dei familiari, dei curatori e dei rappresentanti dell’azienda che ha sponsorizzato l’evento, si terrà sabato 6 dicembre alle ore 17.

Mostra e catalogo a cura di Valter Rosa











Aiuto mi sono perso

La provincia di Cremona illustrata



Dal 18 ottobre 2014 al 23 novembre 2014


Mostra a cura dell’Associazione culturale Tapirulan

“Aiuto mi sono perso” è un viaggio illustrato alla scoperta della provincia di Cremona. Gli illustratori in mostra sono trentacinque. Grazie alla loro fantasia le opere esposte percorrono con tutti i mezzi dell’arte oltre cento chilometri di territorio, ci ricordano che strumenti ad arco ed eccellenti artigiani vivevano in una terra ricca di storia e tradizioni secolari, le cui testimonianze parlano attraverso monumenti, cattedrali, piccole pievi di campagna, palazzi, nomi di strade che rievocano uomini e battaglie. Le manifatture dei cordai quasi estinti sono ora nuvole nel cielo serale e i meloni hanno la dimensione dell’universo, l’emisfero australe è occupato da mucche al pascolo, i maiali danzano sulle punte dentro la padella rovente, animali e ancora animali, dentro castelli gaudenti, pesci in un mare al contrario, centri storici immobili e surreali come il minuscolo attacchino nero che li tiene vivi con la colla e l'affissione di un evento che chissà quando accadrà. Immagini surreali o grottesche, o realistiche, tanti stili e altrettante tecniche per rivivere i luoghi in maniera inusuale, lasciando spazio all’immaginazione. In occasione della mostra verrà presentata a Casalmaggiore la nuova guida della provincia di Cremona – commissionata dal Distretto Culturale della provincia di Cremona – in cui le illustrazioni della mostra sono affiancate dai testi che, in chiave semiseria, descrivono tutte le tappe più significative delle mete turistiche della provincia.
In collaborazione con:
Comune di Casalmaggiore - Museo Diotti
Rete Bibliotecaria Cremonese

Illustratori in mostra
Julia Benfield, Marina Marcolin, Giuseppe Braghiroli, Rino Ferrari,
Beppe Giacobbe, Alberto Ruggieri, Barbara Petris, Toni Demuro,
Paolo Domeniconi, Giulia Orecchia, Andrea Rivola, Riccardo Guasco,
Faber Valeria Petrone Guido Scarabottolo Marco Somà
Joao Vaz De Carvalho Shout Olimpia Zagnoli Erika Pittis
Dimitri Fogolin Paolo D’Altan Michele Tranquillini Franco Brambilla
Gianni De Conno Chiara Carrer Antonello Silverini Fabio De Donno
Federico Maggioni Anna Castagnoli David Pintor Sylvie Bello
Francesco Chiacchio Franco Matticchio Chiara Dattola
Luoghi illustrati
Casalmaggiore Casteldidone Piadena San Giovanni in Croce Scandolara Ravara
Isola Dovarese Torre de’ Picenardi Lago Gerundo Motta Baluffi Ostiano
Pescarolo San Daniele Po Cicognolo Vescovato Sospiro
Cremona Castelverde Casalbuttano Paderno Ponchielli Grumello
Annicco Pizzighettone Soresina Castelleone Soncino
Montodine Crema Palazzo Pignano Pandino Rivolta d’Adda

Casalmaggiore Contemporanea
Brunivio Buttarelli and Friends

l'arte, lo spazio, il tempo

Dal 6 settembre al 5 ottobre


Casalmaggiore Contemporanea è un progetto dello scultore casalasco Brunivo Buttarelli: è una rassegna di arte e cultura contemporanea che comprende mostre, installazioni, concerti e incontri di approfondimento intorno ai temi del tempo e dello spazio.
Da anni Buttarelli – membro attivo della European Artist di Essen, dedica a questi temi la sua ricerca artistica, facendo della sua abitazione un luogo creativo dove vita e lavoro si compenetrano e traendo principale linfa dal costante scambio e dalla frequente interazione con artisti e operatori di varie nazioni del mondo. Brunivo Buttarelli and Friends, dunque: oltre alle opere dello scultore, esposte per la prima volta nei tre piani del casale Azzoni di Vicoboneghisio recentemente ristrutturato (proprio accanto alla casa-atelier dello scultore), la rassegna propone infatti le opere di ben 67 artisti italiani e stranieri, collocate nei principali luoghi espositivi di Casalmaggiore (il Museo Diotti e il Museo del Bijou, Santa Chiara e il Ridotto del Teatro Comunale), ma anche all’interno di una serie di spazi pubblici e privati normalmente non accessibili al pubblico (Palazzo Martinelli, Palazzo Porcelli, Palazzo Melzi, Casa Zani, ecc.).
La rassegna, organizzata dall’Associazione Amici di Casalmaggiore, prevede per tutto il mese un ricchissimo calendario di eventi collaterali rivolti gratuitamente a tutta la cittadinanza.

Tiziana Priori 

meditazioni per Gea



Dal 10 maggio al 15 giugno 2014


Le opere, che rimarranno esposte fino al 15 giugno 2014, documentano diversi aspetti della produzione più recente dell’artista, coagulati attorno ad un tema portante. Attraverso dipinti (realizzati su speciali carte nepalesi), installazioni e video, Tiziana Priori pone infatti al centro della sua ricerca il rapporto con il mondo naturale, ribadendo, nella sfera magico-simbolica propria dell’arte, il principio dell’aver cura, essenziale ad ogni relazione fra l’uomo e l’ambiente che lo circonda.

Opere quindi da intendersi, al di là della dimensione estetica, come formule propiziatorie, elementi augurali, parole di saggezza, come un invito a scoprire tutta la sapienza che è nascosta in ogni forma della natura. Una delle installazioni presenti in mostra è realizzata in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Diotti” di Casalmaggiore nell’ambito del progetto Comenius Smart and Simple.

Tiziana Priori, nata a Cremona in una famiglia di artisti, si è formata all’Accademia di Brera sotto la guida di Alik Cavaliere. La sua ricerca artistica l’ha portata ad approfondire, seguendo in particolare l’insegnamento di C.Gustav Jung e Milton Eri­ckson, la relazione tra arte, psicologia e spiritualità, attraverso espressioni astratte dove il colore è protagonista.

Utilizza ma­teriali come ferro, legno, resine, cemento, marmo, che contrap­pone alla delicatezza di carte fatte a mano, dipinte ad acrilico, in un gioco alchemico di contrasti, cercando una pittura tridi­mensionale. In questi ultimi anni si è dedicata a installazioni e sperimentazioni fra arte digitale e arte ambientale. I sui lavori sono in collezioni private e museali in Italia e all’estero.
Vive e lavora a Milano

Mostra e catalogo a cura di Valter Rosa
Presentazione in catalogo di Tiziana Cordani

Paesaggi della Bassa - Francesco Favagrossa

Dal 19 febbraio all'11 marzo 2012


Francesco Favagrossa, nato nel 1938 a Brugnolo, si avvicinò molto giovane alla pittura frequentando come apprendista lo studio di Palmiro Vezzoni a Rivarolo del Re. Resosi conto ben presto che l’arte non avrebbe potuto garantirgli di che vivere, Favagrossa ha svolto altre professioni, facendo della pittura una passione eminentemente intima e privata. Nato e vissuto in campagna, è il paesaggio familiare della bassa il tema ricorrente della sua produzione: un tema coltivato a lungo anche nelle uscite per dipingere a fianco del pittore sabbionetano Paride Falchi, il suo principale maestro. I suoi paesaggi preferiti sono quelli invernali, la terra umida, le cascine, gli angoli abbandonati dipinti all’aperto, in una simbiosi con la natura che sfida ogni condizione atmosferica.








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Direttore e Responsabile Servizi Educativi
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Conservatore delle Civiche Raccolte d'Arte
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