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Percorso degli Atelier

Lo studio di Goliardo Padova

Percorso degli Atelier - Atelier del pittore

Goliardo Padova (Casalmaggiore, 1909 – Parma, 1979) è stato un protagonista del Chiarismo milanese negli anni Trenta e un interprete originale, nel secondo dopoguerra, del naturalismo informale.
Nel corso della sua vicenda artistica Padova ha cambiato diversi atelier, l’ultimo dei quali, conservato sino al 2009 nella casa di Tizzano (sulle colline parmensi), ne ha sedimentato gran parte degli attrezzi e dei materiali, ora allestiti in questo ambiente in seguito alle donazioni del figlio Florenzio (2009) e del nipote Leonardo (2011). Dell’atelier del periodo milanese (1930-1942) situato presso Città Studi, quando l’attività di Padova, prima come studente e poi come insegnante di grafica pubblicitaria, gravitava a Brera, possiamo riconoscere il vecchio tavolo da disegno con piano reclinabile, antenato dei moderni tecnigrafi, nonché alcune valigette in legno per i colori. In una di queste ritroviamo gli strumenti per l’incisione xilografica, tecnica da lui praticata quando era allievo di Disertori e qui documentata dai Tre manichini in movimento.

Dopo la cesura della guerra, il trauma della prigionia in Germania e la successiva lunga crisi esistenziale ed artistica - interrotta solo dalla singolare decorazione di un pollaio razionale annesso alla sua dimora casalasca - Padova riprende pienamente a dipingere nella sua casa di Casalmaggiore, nella quale lo studio è emblematicamente installato in cima a una torretta. Pur non praticando la pittura en plein air, negli anni di Casalmaggiore Padova osserva con attenzione la natura che lo circonda (in particolare le lanche e le terre di golena), eseguendo sur le motif innumerevoli disegni in cui annota con precisione le impressioni cromatiche che poi in studio verranno puntualmente trasposte sulla tela. A quegli anni possiamo far risalire probabilmente il cavalletto da studio ed altri oggetti della casa, mentre risale a un’epoca forse anteriore il cavalletto portatile per esterni, in tutto simile a quello utilizzato alla fine dell’Ottocento dagli impressionisti e immortalato nella sequenza che ritrae il pittore presso una lanca del Po nel film Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci (1963).
Nel 1962 abitazione e studio sono trasferiti a Parma in una fase contrassegnata dall’accoglienza favorevole della critica e da un discreto successo commerciale. Le primitive tavole di compensato degli anni del chiarismo sono ormai sostituite da tele di buona fabbricazione; ai ripiani di fortuna dove appoggiare tavolozza e colori, subentra una professionale cassettiera della ditta Maimeri di Milano, che qui ritroviamo come è stata lasciata, cioè ricolma di tubetti di colore ad olio di ottima qualità nelle gamme preferite, una riserva pronta per le tele che il pittore immaginava ancora di poter dipingere. Tali materiali in seguito furono trasferiti a Tizzano, in una dimora che il pittore ha interamente rimodellato, all’esterno e all’interno, postazione a lui molto cara da cui osservava le colline, i pagliai, i nidi degli uccelli, il lavorio degli insetti, ovvero quelli che negli stessi anni (1963-1977) erano diventati i principali temi della sua pittura.
Rendono più intima e viva l’immagine dell’atelier qui ricostruito la presenza della vestaglia da lavoro del pittore e il suo cappello appesi a un attaccapanni disegnato da Padova medesimo, alcuni oggetti d’affezione, i ritratti del figlio Florenzio, della madre Nanda e del padre Rienzo. Dalla ricca collezione di Rienzo provengono le litografie satiriche di Melchiorre Delfico (dono di Fiammetta Padova, figlia di Goilardo), ma la parte forse più preziosa dello studio è costituita dalla biblioteca e dall’archivio (di cui una selezione è esposta nei ripiani della libreria), che aprono uno spaccato sulla cultura famigliare (una famiglia di tradizioni e fede prima garibaldina, poi socialista), fra le precoci letture etnografiche di Rienzo e i più marcati interessi artistici di Goliardo.

La pittura murale di Palmiro Vezzoni

Percorso degli Atelier - Atelier d'Arte Sacra

Palmiro Vezzoni (Rivarolo del Re, 1908 – 1997) è il pittore più rappresentativo del territorio casalasco nel campo della grande decorazione e dell’arte sacra.
Formatosi sotto la guida dei pittori Ambrogio Alciati, Giuseppe Palanti e Aldo Carpi all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano ha frequentato pure i corsi artistici della scuola del Castello Sforzesco, approfondendo la tecnica dell’affresco.
L’inizio della sua attività professionale negli anni Quaranta è legato alla decorazione e al restauro di chiese del territorio, ma è soprattutto nel secondo dopoguerra che riceve numerose commissioni per cicli di affreschi e imprese decorative in diverse chiese della diocesi di Cremona, quali quelle di Ardole San Marino, Quattrocase, Scandolara Ravara, Rivarolo del Re, Casaletto e Cizzolo. Artista di profonda fede e amico di don Primo Mazzolari, Palmiro Vezzoni affronta i temi sacri attraverso immagini chiare che fanno tesoro dell’esempio della grande decorazione (fra gli autori guardati con interesse va segnalato Tiepolo) per sviluppare un racconto visivo di sicura efficacia e presa emotiva.
La parte più propriamente ornamentale del suo lavoro asseconda ed interpreta con sensibilità i caratteri e lo stile architettonico delle chiese su cui interviene.
Oltre i confini locali, la sua attività tocca località più lontane quali San Colombano, Carrara e alcuni centri della diocesi bresciana. Alla pittura sacra inoltre Vezzoni affianca una pittura di genere o di natura morta (alcuni esempi si conservano in questo museo), con intento decorativo di dimore private, come nella villa Brunelli Bonetti di Rivarolo del Re. Nel 1963 esegue, tra l’altro, gli affreschi del salone centrale della Direzione Provinciale delle Poste e delle telecomunicazioni di Cremona.
Palmiro Vezzoni ebbe il suo primo studio nella torre della Todeschina, una dimora signorile con grande corte rustica situata all’ingresso di Rivarolo del Re. Il luogo, da lui abitato con la propria famiglia, è ritratto in alcuni oli conservati in questo museo, raffiguranti scorci della torre merlata e l’interno della stalla. Successivamente acquistò la vicina Colonia elioterapica, architettura razionalista realizzata dopo il 1936 su progetto dall’ing. Carlo Gaudenzi per volontà di Clemente Giuseppe Longari Ponzone. L’edificio, da tempo in disuso, venne riadattato dal pittore e trasformato in un’elegante dimora. Qui, sfruttando sapientemente un’infilata di stanze comunicanti, vi sistemò lo studiolo-archivio, l’atelier-laboratorio, il magazzino delle tele e delle cornici, utilizzando il vasto e luminoso refettorio semicircolare come uno spazio espositivo-museale di grande suggestione. Nella parte alta delle pareti ricurve sistemò i grandi cartoni, sotto ai quali appese i numerosi bozzetti e studi d’assieme per le decorazioni realizzate in molte chiese del circondario, mentre in primo piano, su entrambi i lati, aveva disposto sui cavalletti i quadri ad olio (paesaggi e nature morte) in un allestimento che consentiva di ripercorrere tutta la sua storia d’artista. Dopo la vendita della casa e lo smantellamento dello studio, una parte significativa dei cartoni, dei bozzetti e dei diversi materiali e attrezzi dell’atelier, è stata donata nel 2007 al Museo dalle figlie dell’artista, Maria e Luisa Vezzoni.
Nell’allestimento di questa sala si è cercato in parte di riproporre una suggestione visiva analoga a quella dello studio di Rivarolo, impaginando le opere secondo un filo logico che consente di seguire il suo metodo di lavoro: qui, oltre ai cartoni per gli affreschi, ai modelletti di singole scene e ai progetti decorativi d’assieme, ritroviamo alcuni degli oggetti più tipici, fra cui il monumentale cavalletto, la tavolozza e gli strumenti del disegno.

Materiali e tecniche di Ercole Priori

Percorso degli Atelier -  Atelier dello scultore

Ercole Priori (San Daniele Po, 1918 – Cremona, 2011), rappresentativo scultore del ’900 cremonese, coltiva la sua precoce passione artistica nelle scuole operaie di disegno (a Casalmaggiore presso la Scuola “Bottoli” e a Cremona nell’Istituto Ala Ponzone), imparando poi il mestiere dello scultore nella mitica bottega romana dello zio Alceo Dossena, uno dei più abili imitatori della statuaria antica e moderna, prematuramente scomparso nel 1937.
Per Priori, partito nel 1941 per la campagna di Russia, la guerra rappresenta una brusca cesura nell’attività, un evento fortemente traumatico che lascerà una traccia profonda e persistente nelle opere degli anni a venire. Educato al bel disegno e alla conchiusa classica perfezione della scultura antica, Priori vive drammaticamente lo iato fra quanto ha imparato e la nuova urgenza espressiva che trova il suo linguaggio nelle scomposizioni formali, nelle frantumazioni e nelle deformazioni delle avanguardie del XX secolo, da Picasso in poi, o talvolta a ritroso sino a risalire al Goya più cupo e pessimista.

Tuttavia nelle opere prodotte nel dopoguerra e nei decenni successivi, tanto nei marmi e nei bronzi per i numerosi monumenti sepolcrali, quanto nelle più intime sculture in terracotta o in legno, vi era spazio anche per una visione più umanistica, per uno sguardo tutto compreso dalla bellezza e sensualità femminile, per la commozione di fronte al mistero della vita e della maternità, come si può notare in alcune sculture qui esposte. Riflessi, forse, della riconquistata serenità grazie agli affetti famigliari, cui si aggiunge presto la fratellanza di una più estesa famiglia artistica, ovvero quel sodalizio di cui sarà il principale animatore, spesso insieme con l’amico pittore casalasco Tino Aroldi, fra tante mostre collettive, discussioni e battaglie per l’arte.
Priori vive allora una sua stagione pubblica che lo vede affrontare impegnative opere monumentali anche fuori Cremona e realizzare numerose medaglie commemorative prodotte dalla Johnson di Milano, coltivando parallelamente la pittura: grazie a questa pratica lascia il meglio di sé come scultore nei bassorilievi in cui trova la più compiuta espressione il suo instancabile bisogno di narrare, di raccontare storie, come farà negli ultimi anni di vita con la matita e la penna nei suoi innumerevoli diari, uno dei quali è qui esposto in fac-simile.

Ercole Priori ha praticato tutte le tecniche scultoree tradizionali (intaglio della pietra e del legno, fusione bronzea, terracotta, calco e modellazione diretta del gesso), come appare chiaramente documentato da opere, materiali e attrezzi del suo studio, ora parte dell’allestimento di questa sala, grazie alla donazione della figlia Tiziana (2011). Per tale ragione la ricostruzione ideale e ordinata dell’atelier Priori, necessariamente differente dalla sua caotica immagine reale (qui documentata da alcune fotografie), acquista un valore aggiunto nella sua evidenza didattica. Se si considera poi che l’arco dell’attività dell’artista abbraccia quasi un secolo, si comprende come di tali tecniche scultoree l’atelier Priori possa documentare tanto la pratica antica (magari con qualche attrezzo proveniente dalla bottega romana del Dossena), quanto l’evoluzione più meccanizzata costituita da trapani e frese elettriche.
Nel dopoguerra Priori teneva il proprio laboratorio di scultura a Cremona, in una casa a corte dove spesso radunava gli amici artisti. È lì, in un ambiente antico, certamente umido e dalle pareti scrostate, che ha realizzato le sue principali sculture, come si può vedere da alcune vecchie fotografie. Nel successivo studio di via Buoso da Dovara, quello utilizzato sino agli ultimi tempi, ricavato in una cantina proprio sotto il suo appartamento e collegato da un’interna scala a chiocciola, lo spazio è suddiviso in due ambienti: uno dedicato alla lavorazione, con specifiche zone per il deposito di materiali come l’argilla o i marmi, pur nella sovrapposizione di funzioni operative e di relativi attrezzi; l’altro dedicato all’esposizione e all’archiviazione delle sculture stesse, le più grandi collocate su basamenti o cavalletti, le più piccole su scaffalature, frammiste a modelli di studio, ovvero calchi in gesso di celebri capolavori classici o rinascimentali, di modelli anatomici e di reperti geologici e naturalistici su cui Priori, come apprendiamo dai suoi scritti, esercitava l’immaginazione.

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