PAESAGGI PADANI E AUTORITRATTI - Anni '50-'70
I paesaggi (della campagna e soprattutto del Po) e gli autoritratti sono i due filoni attraverso cui il museo ha scelto di documentare la produzione dei suoi maggiori artisti fra gli anni fra gli anni’50 e gli anni’70 del Novecento. Alcuni, come Beltrami e Padova, che erano già stati attivi nei decenni precedenti, in queste opere mostrano l’evoluzione della loro pittura e il loro modo completamente diverso di interpretare la natura e il fiume, più romantico per Beltrami, mentre per Padova, anche a seguito del trauma della deportazione, viene reso attraverso una materia turbata e sconvolta. Altri, quali Tino Aroldi e Gianfranco Manara, si affacciano in questi anni sulla scena pittorica. Di Aroldi sono presenti qui alcune opere del primo periodo (gli anni della partecipazione al Premio Suzzara) in cui il paesaggio è plasmato dal lavoro dell’uomo, sia nei campi che nell’industria. In Manara il tema del paesaggio e quello del pittore nello studio trovano uno sviluppo parallelo, anche se trattati l’uno con un occhio più sereno e quasi impressionista e l’altro in modo più sofferto e introspettivo.